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Mobilità | Firmato definitivamente il contratto

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Mobilità | Firmato definitivamente il contratto

Alla firma del Ministro l'ordinanza: nessun blocco triennale

Dopo la sigla dell'ipotesi di CCNI di fine dicembre, questa mattina i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e, per il Miur, il Direttore generale M. Novelli, hanno stipulato,  rendendolo definitivo, il contratto sulla mobilità per l'anno scolastico 2018/19.

Si tratta di una proroga del contratto dello scorso anno per cui le regole sono le stesse ed avranno validità per l'anno scolastico 2018/19.

L'Ordinanza Ministeriale è, alla firma del Ministro e dovrebbe essere emanata nei prossimi giorni.

Elezioni RSU 17-18-19 aprile 2018

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Mi candido perchè ...
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DIMISSIONI APE SOCIAL

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Emanata la Circolare del MIUR che consente il pensionamento al 1^ settembre del personale della Scuola individuato dall'INPS avente diritto con i requisiti previsti dall'APE Social.
In allegato la nota.
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VERSO IL CONTRATTO | Dopo giorni di non-notizie facciamo il punto sulla trattativa in atto

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Turi: superare la diffidenza di quelli che non siedono al tavolo
Inutile e dannoso fare anticipazioni su materie così delicate e complesse. Riportare alla contrattazione le materie sottratte dalla legge non è impresa facile e ci vuole il tempo giusto di maturazione.


E' davvero singolare vedere i comunicati stampa di altri soggetti sindacali che non essendo al tavolo della trattativa, immaginano ed anticipano le scelte contrattuali.
Evidentemente non sanno come si svolgono le trattative per il rinnovo di un contratto complicato per il solo fatto che è fermo da dieci anni.

E' bene che si sappia che su questo rinnovo, i sindacati confederali stanno lavorando da anni, prima sottoscrivendo l'accordo con il Governo, poi per attuarlo e  creare le condizioni per riprendere le trattative. Non da ultimo per inserire risorse nella Legge di Bilancio.
Un lavoro difficile che surroga e supera la volontà dei governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni, e che mira a sostituire le leggi con il contratto.
Si tratta di una inversione di tendenza politica che non è certo facile:  trasformare le leggi,  in norme contrattuali, quando il paese è nel bel mezzo di una crisi finanziaria che colpisce i lavoratori, oltre che in una campagna elettorale che non aiuta.
Riportare alla contrattazione le materie sottratte dalla legge non è impresa facile e ci vuole il tempo giusto di maturazione.
Un tempo che si articola in una negoziazione che ha  tempi e procedure, relazioni complicate in rapporto  alle difficoltà che sono oggettive.
Il contratto va chiuso presto, ma bene.
Al momento mancano le risposte che i sindacati hanno posto per la definizione del contratto:
relazioni sindacali, sanzioni disciplinari, utilizzo e contrattazione dei 200 milioni della 107.
Solo da quelle risposte dipende la chiusura del contratto.

Resta il fatto che il continuo e morboso commento a situazioni di cui non si ha contezza, non aiuta certo ad avere le risposte dal Governo che spera sempre in un indebolimento della parte sindacale per alzare continuamente le richieste di parte datoriale.
In un contratto è naturale che le parti tendano ad affermare le loro posizioni.
Si chiude solo se i diversi ed opposti interessi trovano un punto di incontro.
Bene, il punto di incontro che troveremo è quello di un contratto che non riduca i diritti e (ri)dia dignità al lavoro nella scuola che va ben oltre gli aspetti economici.

Certo però, dire che il contratto la gente lo rifiuta, che è un contratto farsa e  subito dopo dire che la firma del contratto è fatta per riscuotere tessere e voti alle RSU, lascia perplessi.
Non è che qualcuno comincia a preoccuparsi che si possa trattare di un buon contratto?
E arriviamo alla cronaca di questi giorni: la definizione di buon contratto è per noi, il migliore nella situazione data, situazione che tutti riconoscono difficile.
Ovviamente, se le risposte saranno deludenti, non firmeremo il contratto e solo allora dovremo mobilitare la categoria che vuole da noi, non proteste e scioperi ma soluzioni concrete.
E' proprio per questo che stiamo lavorando.


PRESCRIZIONE CONTRIBUTIVA GESTIONI PUBBLICHE

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Con la circolare N. 94 del 31.05.2017 l’Inps ha comunicato che dal prossimo 1° gennaio 2018, per i dipendenti pubblici iscritti alle casse CTPS e CPI, inizierà il termine prescrittivo di 5 anni per i contributi che si collocano a far data dal 1° gennaio 2013.

L’Inps, pertanto, con la menzionata circolare, inizierà il processo di armonizzazione tra settore pubblico e privato, così come stabilito dall’art. 3, commi 9 e 10, della Legge N. 335/1995 (legge Dini).

La legge Dini, infatti, aveva ribassato il termine prescrittivo da 10 a 5 anni.

Del problema si è già interessata la Confederazione per cui si arriverà di certo ad una “rivisitazione” della circolare con modifica del termine prescrittivo. Ciò è giustificato anche dal fatto che nella scuola, fino al 31.08.2000, tutte le domande di valutazione, computo, riscatto e ricongiunzione venivano presentate all’ex Provveditorato, corredate della relativa documentazione, per il tramite della scuola di servizio.

Negli archivi dell’Inps ex Inpdap per il personale della scuola e del pubblico impiego, infatti, risultano solo le richieste inoltrate dal personale dal 1° settembre 2000 in poi.

E’ bene, comunque, che ogni lavoratore della scuola si munisca di relativo PIN per entrare in Inps, in modo da controllare la propria posizione assicurativa. Qualora dovessero riscontrarsi discrepanze tra ciò che risulta in Inps e ciò che è stato richiesto ai fini pensionistici, bisogna effettuare una variazione della propria posizione assicurativa, per il tramite dell’Ital, corredandola di congrua documentazione.

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